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Campomaggiore è un centro della Provincia di Potenza, da cui dista circa 38 Km. Il  paese è situato a circa 810 metri sul livello del mare e oggi conta 987 abitanti. Disposto nella suggestiva cornice delle Dolomiti Lucane Campomaggiore ha origini antiche, come dimostrano i numerosi rinvenimenti archeologici nelle località di Montecrispo, Chiapparo e Macchia. La cittadina originaria, ubicata nel fondovalle a 473 metri d'altezza a sinistra del fiume Basento, sorse in epoca romana come accampamento militare sullo schema dei resti di un precedente insediamento. Citata come Campum Maiorem nel 1150, appartenne alla Diocesi di Tricarico. Durante le invasioni dei Saraceni, insediati nel fortilizio di Pietrapertosa, la popolazione trovò rifugio presso il vicino monastero basiliano della Theotokos. Raggiunse poi il massimo splendore sotto i Normanni e gli Svevi, ai quali la popolazione fu fedele prendendo parte alla rivolta ghibellina del 1268.

        Sopraffatta dagli Angioini (che avevano sconfitto a Tagliacozzo Corradino, l'ultimo discendente della dinastia sveva degli Hohenstaufen), fu distrutta e gli abitanti massacrati. Infeudata da famiglie nobiliari francesi, i Beaumont e i Tournespèe, decadde e fu abbandonata fino a quando i conti Rendina, nuovi feudatari dal 1673, la ripopolarono.

       Da questa data, infatti, entra a far parte dei tenimenti del Conte Gerardo Antonio  Rendina, famiglia che avrà un ruolo rilevante nella storia di Campomaggiore fino al nostro secolo. Ad uno dei rappresentanti più esimi di questa nobile famiglia, Teodoro Rendina che ebbe la possibilità di studiare al Collegio Tolomeo di Siena, si deve la fondazione del nucleo più cospicuo del paese di Campomaggiore, eretto fra la fine del '700 e i prirmi decenni dell'800, sui principi architettonici più moderni del tempo.  Campomaggiore è considerato il 'paese dell’utopia sociale' e ne rimane memoria  nelle cronache. Esso fu costruito nel XVIII secolo da Teodoro Rendina, il quale, erede dei precedenti conti, incontrò al Collegio Tolomeo di Siena un giovane e brillante architetto, allievo del Vanvitelli, Giovanni Patturelli. Entrambi risentirono l’influsso delle teorie 'utopistiche' dell’Owen e del Fourier. I duegiovani immaginarono di costruire un paese di 1600 abitanti 'La falangeria' dove la terra era  data ai contadini; eravamo agli albori del socialismo utopistico di Fourier e di Owen. Infatti realizzarono insieme l’insediamento urbano e Teodoro Rendina emanò un editto nei paesi  circostanti: tutti coloro che si fossero trasferiti a Campomaggiore  avrebbero avuto una casa e due tomoli di terreno. All'azione di questo illuminato tenutario si deve anche la riorganizzazione dell'economia agricola dei campomaggioresi che si giovò dell'inserimento di nuove colture, in particolare gli ulivi impiantati da maestranze bitontine che in buona parte si stabilirono in paese, e della riorganizzazione di porcili e stalle. Nel giro di cento anni la popolazione crebbe notevolmente, nel 1884 si contavano circa 1500 persone. Purtroppo, il due febbraio del 1885, una grave tragedia colpì il borgo di Campomaggiore, una frana, lenta ma devastante, nell'arco di dieci giorni lo distrusse e con esso svanì quello che fù il progetto di un grande uomo illuminato, creare dal nulla una cittadina ideale. Ad oggi restano ancora i suoi ruderi che con il loro fascino testimoniano la bellezza che il Marchese Gioacchino Cutinelli Rendina in una delle sue ultime lettere ci descrive.

 

 


 
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